PROGETTO SILENE

per un piccolo grande tesoro

dell’Emilia-Romagna

Il “PROGETTO SILENE” nasce per valorizzare la Silene vulgaris, una piccola pianta erbacea spontanea commestibile, molto utilizzata nella cucina popolare ma poco nota al grande pubblico.

La versatilità culinaria, la buona produttività e l’adattabilità a diversi terreni e ambienti la rendono “un piccolo grande tesoro”, la candidata ideale per diventare una coltivazione alternativa a quelle tradizionali, oggi sempre meno remunerative.

In Romagna è più conosciuta come “stridolo” e da diversi anni è stata inserita tra i PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) dell’Emilia-Romagna.

Perché la Silene vulgaris merita di essere valorizzata

Questa piccola pianta commestibile ha un grande potenziale di sviluppo. Il suo utilizzo come ingrediente è ancora limitato alla cucina popolare ma la sua versatilità la rendono un candidato perfetto per ulteriori sviluppi, anche nell’alta cucina.

La Silene vulgaris si presta anche ad essere confezionata, sia fresca sia conservata, entrando a pieno titolo tra i prodotti di 4a e 5a gamma.

Tre motivi per valorizzare la Silene vulgaris (stridolo)

Nonostante questa pianta sia usatissima, nella cucina popolare italiana, non è ancora stata presentata al grande pubblico in modo adeguato.

Come ha dimostrato il successo commerciale di altri prodotti “selvatici”, come la rucola e la valerianella, il mercato è aperto ad accogliere nuovi ingredienti.

In questo contesto gli stridoli hanno le carte in regola per passare da prodotto di nicchia a ingrediente di largo consumo.

Gli stidoli, buoni e versatili, in cucina sono una risorsa da scoprire

Crudi o cotti, dall’antipasto al dolce, gli stridoli in Emilia-Romagna, ma anche in altre regioni, sono usati da secoli.

E’ arrivato il momento di farli conoscere anche al di fuori del ristretto pubblico di amatori che attualmente li consumano regolarmente.

Il loro gusto delicato ma caratteristico merita davvero di essere provato.

Una valida opportunità per un’agricoltura attenta alle nuove tendenze

In un mondo che penalizza l’agricoltura tradizionale gli stridoli possono diventare una valida alternativa.

Oggi coltivati in modo non intensivo (se non addirittura raccolti in natura) si prestano alla coltivazione, come dimostrato dalle numerose aziende romagnole che già lo producono per il mercato locale.

Nuovi prodotti per una clientela sempre alla ricerca della novità

Le novità attirano sempre l’attenzione, soprattutto se riguardano la cucina.

Gli stridoli si prestano ad essere essere commercializzati in diverse modalità: in buste o vaschette (a crudo), surgelati (crudi o cotti), o in vasetto ( per sughi e pesti).

Questo può attrarre una clientela molto variegata: il vegetariano, il gourmet, il salutista o chi vuole qualcosa di nuovo.

Scopri il Progetto

Qui presentiamo il progetto nelle sue numerose declinazioni: divulgazione, coltivazione, innovazione, trasformazione. Le pagine che seguono sono solo un punto di partenza. Mano a mano che il Progetto Silene si svilupperà saranno arricchite con le idee e le esperienze dei partners che parteciperanno alla sua crescita.

Lo stridolo, questo sconosciuto

Come divulgare l’uso dello stridolo in cucina, un ingrediente buono e versatile, meritevole di essere più conosciuto.

Coltivazione: tradizione e innovazione a confronto

Una pianta che si presta a innovazioni agronomiche, anche ecosostenibili.

Un prodotto con un grande potenziale da sviluppare

Un ingrediente con un grande potenziale inespresso, in attesa di essere valorizzato.

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