La coltivazione della Silene vulgaris
Coltivazione tradizionale

La coltivazione della silene non solo è possibile, ma anche semplice e produttiva. La buona germinabilità del seme, e la capacità di adattarsi facilmente a diversi tipi di terreno e habitat, ne permettono la messa a dimora in contesti anche molto diversi.
La pianta ama i luoghi soleggiati, ma si sviluppa abbastanza bene anche in quelli semi-ombreggiati. La parte sotterranea non teme le basse temperature per cui può crescere anche in climi assai freddi.
È una pianta molto rustica che generalmente si accontenta delle acque piovane, ma se irrigata, nei periodi di prolungata siccità o nel periodo della raccolta, crescerà molto più vigorosa e permetterà più di un raccolto.
Si può seminare a spaglio, direttamente a dimora, ma la crescita sarebbe disordinata, con una densità di piante eccessiva e non uniforme. Molto più efficiente e sicura la messa a dimora delle piantine allevate in semenzaio, quando abbiano sviluppato almeno quattro o sei foglie.
Gli stridoli crescono molto bene anche in vaso, o ancora meglio in fioriera, anche associati con altre piante ornamentali perenni. In questo caso evitare i garofani, che essendo una specie della stessa famiglia, entrerebbero in diretta competizione.

Stridolo, in vaso da 30 cm, a due anni dalla semina.
Poche piante ben coltivate possono garantire una quantità di prodotto sufficiente per parecchie porzioni, sia in primavera che nel tardo autunno, se adeguatamente curate e potate.
La coltivazione in vaso ovviamente si presta solo per un uso familiare; diversa è la coltivazione da reddito che, per forza di cose, deve essere svolta in piena terra.
In questo caso la piantumazione deve essere eseguita in modo razionale, tale da ottimizzare la produttività della superficie messa a coltura.
Ad esempio, un sesto d’impianto di 20 cm x 20 cm è un buon compromesso tra densità delle piante e spazio per lo sviluppo delle radici. In terreni molto fertili si può ipotizzare eventualmente una distanza sulla fila minore.
Per agevolare le pratiche agricole è anche opportuno prevedere una fila vuota ogni quattro. In questo modo, con un sesto regolare di 20 x 20, si avranno 20 piante per metro quadrato.


Piantine di Silene vulgaris disposte secondo il sesto suggerito sopra.
La messa a dimora delle piantine si può effettuare sia nel tardo autunno, sia all’inizio della primavera. È opportuno scegliere il periodo che permette di avere un terreno con una idratazione adeguata e con previsione di precipitazioni ravvicinate. Qualora le piogge fossero insufficienti, o tardive, occorrerà irrigare le piantine per garantirne la sopravvivenza.
Nel contesto di una produzione da reddito, il controllo delle erbe infestanti diventa fondamentale. Anche le piantine di stridoli, nate dai semi caduti spontaneamente, potrebbero entrare in competizione con quelle messe a dimora.
Purtroppo, visto le ridotte dimensioni del sesto d’impianto un diserbo meccanico accurato è impraticabile e quello manuale è economicamente insostenibile su superfici ampie. La soluzione è l’applicazione di una adeguata pacciamatura.
Questa può essere realizzata o con il classico telo sintetico nero, oppure utilizzando fibra di cocco, paglia, corteccia o ghiaia grossolana. Queste ultime tecniche sono più costose, ma ecosostenibili e non necessitano di tubi per irrigazione sotto il telo.
Per ottenere una maggiore produttività, la consueta concimazione chimica è sicuramente utile. L’uso di fertilizzanti organici, che potrebbero contenere patogeni pericolosi, è da evitare in quanto il prodotto può essere consumato anche crudo.
Terminata la stagione ottimale per la raccolta dei germogli, la pianta continuerà a sviluppare nuova vegetazione che in breve tempo fiorirà e produrrà semi. Anche questi, se si ha modo di raccoglierli, possono contribuire a generare reddito.
Alla fine dell’inverno è opportuno effettuare una leggera potatura per eliminare parte della vegetazione vecchia e favorire l’emissione di nuovi germogli più vigorosi.
Nelle zone con clima mite, è possibile fare una seconda potatura a fine estate per stimolare la produzione di nuovi germogli prima dell’inverno, aumentando così la produzione annuale.

